Seminario nazionale delle consulte scientifiche dell’Area 10: documento finale

Seminario nazionale delle consulte scientifiche dell’Area 10: documento finale

SEMINARIO NAZIONALE DELLE CONSULTE SCIENTIFICHE DELL’AREA 10

Saperi umanistici e valutazione

(Roma, 16 maggio 2014)

 

A conclusione dei lavori svoltisi nel corso del Seminario nazionale su “Saperi umanistici e valutazione”, tenutosi a Roma in data 16 maggio 2014, le Consulte scientifiche dell’Area 10, anche in vista dell’Incontro nazionale delle Consulte delle Aree 10-14 previsto per il 6 giugno p.v., convengono sul seguente documento di lavoro.

La difficile definizione dei criteri e gli esiti da più parti contestati della valutazione della ricerca in ambito umanistico dimostrano come non sia stato ancora risolto il problema degli strumenti valutativi da adottare. La ricerca di indicatori quantitativi, analoghi a quelli adottati per le scienze dure, che possano sostituire o ridurre al minimo la valutazione tramite peer review, si è rivelata difficile e talvolta improduttiva. I settori umanistici, infatti, per la multiformità  dei loro linguaggi, delle espressioni e dei metodi sono difficilmente riducibili a misurazioni univoche ma non sono impossibili da valutare. È auspicabile, al contrario, l’elaborazione di un modello che tenga conto della singolarità della ricerca umanistica, della varietà dei prodotti che la trasmettono e delle vie attraverso le quali gli studiosi ne riconoscono la qualità scientifica. Una valutazione che intenda premiare le ricerche migliori o che voglia indicare soluzioni al superamento delle criticità deve avvalersi di criteri confrontabili, ma non deve scadere nella fissità di parametri predefiniti che spingono inevitabilmente all’omologazione, alla mortificazione degli slanci innovativi e, molto spesso, all’adattamento opportunistico.

I settori dell’Area 10 puntano a un sistema di valutazione che

  • tenga conto delle loro specificità, portando a un’ampiezza adeguata delle tipologie di prodotti (dalle monografie, alle edizioni critiche, alle edizioni di fonti e così via) e a una loro gerarchia di valore fondata sul giudizio della comunità scientifica dell’Area;
  • non enfatizzi il ruolo dei “contenitori” (riviste, collane, editori, ecc.) ma li pieghi a un’adeguata definizione di scientificità tenendo soprattutto conto della trasparenza delle procedure nella selezione dei prodotti;
  • lasci il ruolo centrale della peer review, arginandone con le misure opportune (controllo delle incompatibilità, doppio cieco, ecc.) i rischi legati alla soggettività di giudizio;
  • si avvalga in modo complementare di indicatori quantitativi che possono fondarsi sulla costruzione di un’adeguata anagrafe dei prodotti della ricerca, sulla sistematica mappatura da parte dei settori dell’Area delle riviste scientifiche, sul diverso peso da attribuire alle differenti tipologie di prodotti.

Per quanto attiene alla valutazione da prevedere nel sistema dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), è da rilevare come le forti riserve che le Consulte scientifiche di Area 10 avevano prospettato anche in sede di Commissione cultura della Camera sulle procedure previste si siano purtroppo rivelate più che fondate: un’ASN nata male e applicata peggio. È urgente una profonda revisione dei suoi meccanismi prevedendo un sistema di valutazione qualitativo che assicuri prospettive alle nuove leve della docenza e gli avanzamenti in ruolo, distinguendo in modo chiaro reclutamento e progressione di carriera.

Da prendere in considerazione sono due livelli strettamente legati fra loro, il primo relativo alle proposte di nuove procedure abilitative, il secondo attinente all’esigenza largamente avvertita di una ridefinizione della funzione e dello stato giuridico dei docenti.

I. Per il primo livello, è auspicabile un sistema basato su alcuni capisaldi:

  1. commissioni ampie, con presenza di valutatori di tutti i settori scientifico-disciplinari interessati la cui articolazione va rimodulata,  definite numericamente in rapporto alla platea del settore concorsuale;
  2. superamento del tabù del membro OCSE;
  3. emanazione di un bando annuale con almeno due finestre temporali per presentare domanda;
  4. valutazione di merito di un numero di pubblicazioni limitato;
  5. sostituzione delle mediane con altri indicatori di qualificazione scientifica (profilo scientifico del candidato, partecipazione a progetti di ricerca, respiro internazionale dell’attività scientifica svolta…);
  6. previsione di un canale di reclutamento sulla base del sistema tenure track.

II. Per il secondo livello, appare urgente aprire una riflessione più sistematica sul ruolo docente, sulle figure in cui si articola, su diritti e doveri connessi al ruolo, sulle modalità a regime delle progressioni di carriera e stipendiali, ancorandole, in ogni fase e aspetto della carriera accademica, a procedure di valutazione che escludano qualsiasi logica di ope legis, di cooptazione e di automatismi.

Il quadro di riferimento sopra prospettato, tenuto conto della considerevole quantità di pensionamenti previsti, delle esigenze di tenuta dei Corsi di studio e dello sviluppo della ricerca scientifica, necessita di un rifinanziamento adeguato dell’Università pubblica che metta in grado gli Atenei di prevedere, sulla base delle loro risorse e delle loro esigenze di offerta formativa e di ricerca, una programmazione almeno triennale di nuovo reclutamento e di progressioni di carriera.

È altresì auspicabile che su queste esigenze di base si apra un’ampia consultazione che veda protagonisti il MIUR, il CUN, le Consulte scientifiche con assegnazione della funzione di valutazione ex post, il che non può non valere per tutte le procedure valutative del sistema universitario, a un’ANVUR che dovrebbe contemplare al proprio interno la rappresentanza della 14 Aree scientifiche.